La felicità in azienda: il coach della felicità

In una giornata così importante e celebrata a livello mondiale mi soffermo a riflettere sul legame tra felicità ed ambiente lavorativo, dove molti di noi trascorrono la maggior parte del proprio tempo settimanale.

Le risorse umane al tempo del coaching

Il successo di un’azienda passa attraverso la felicità, la soddisfazione e il coinvolgimento delle proprie risorse. Questo assunto è stato da relativamente poco tempo fatto proprio dal top management delle aziende che hanno capito che fidelizzare i propri dipendenti non è meno importante che fidelizzare i propri clienti, anzi. Non a caso  le aziende stanno investendo sempre più tempo e risorse per comprendere i desideri e le richieste dei propri dipendenti e provare a soddisfarli. Tutto ciò si traduce in una richiesta sempre maggiore di professionisti che si occupano del benessere delle persone, anche dal punto di vista dei percorsi di carriera, della formazione e degli obiettivi di crescita. 

Occuparsi di gestione delle risorse umane, oggi, vuol dire occuparsi anche di questi aspetti che hanno più a che fare con la sfera emotiva e personale delle persone che lavorano in azienda.

Oltre alle più note, coach, counselor, mentor, le due nuove figure più interessanti, in questo senso, sono il Chief Happiness Officer (Cho) e il Leadership & Learning Manager (Llm).

Il Cho arriva dagli Stati Uniti (d’altra parte la felicità o almeno la libertà di raggiungerla è nella stessa Costituzione Usa).

Ha tutte le competenze e responsabilità tipiche dell’Hr manager e si occupa del monitoraggio e dell’incremento del livello di motivazione e soddisfazione dei dipendenti.

Il Llm è il professionista che – sulla base dei bisogni formativi dell’azienda – si occupa di ideare e realizzare il piano di formazione di ciascuno e i corsi necessari per stare al passo con i tempi. Inoltre, elabora i percorsi di carriera e svolge i colloqui di assessment per lo sviluppo interno sia per alti potenziali che per i leader. Questi due aspetti sono spesso elementi fondamenti per il wellness dei dipendenti.

Chi è

Il manager della felicità deve prima di tutto saper ascoltare, così da capire cosa desiderano i dipendenti ma anche saper organizzare al meglio gli spazi di lavoro in relazione al fatto che i nuovi dipendenti e i trentenni in particolare, sono più attenti agli aspetti legati al benessere fisico e ambientale.

Cosa fare

Pensiamo ad esempio al cibo biologico nelle mense e nei distributori automatici; ma anche dell’ecologia in senso lato, spazi verdi, ambienti illuminati con luce più naturale possibile. Ci sono poi oggetti capaci di contribuire ad allietare i break: ad esempio il buon vecchio calcio balilla, un servizio di lavanderia o a una palestra. Negli Stati Uniti sembra che tutto ciò stia dando ottimi risultati e  ci sono ricerche in atto  che ne misurano anche la bontà. In Italia, al momento, alcune grandi aziende lo stanno chiedendo, ma siamo all’inizio.

E per le aziende di piccole dimensioni che non possono implementare l’organico con nuove figure o rivoluzionare la logistica degli uffici?

Vi sono tante piccole e semplici attività per rendere il luogo di lavoro un luogo felice.

In primis, sarebbe ottimale organizzare al meglio gli spazi di lavoro adattandoli anche al benessere del corpo e dell’ambiente.

Meglio un ambiente luminoso e colorato o un luogo dai toni grigi e cupi, con arredi ancient regime?

Se possiamo disporre di una mensa ragioniamo sulla qualità del  cibo anche in un’ottica salutistica dando la possibilità al personale dipendente di alimentarsi bene: verdure, centrifugati, frutta secca…insomma i must del momento.

Molte aziende adibiscono un locale  specifico al break e al downloading da tablet e smartphone: è importante infatti ritagliarsi dei piccoli momenti in cui ci si riappropria di se stessi e di ciò che è “altro” dal lavoro.

Proprio qualche giorno fa leggevo di un’azienda alle porte di Milano ( da anni ormai molto sensibile ai temi legati al welfare) che ha creato al suo interno una biblioteca per i dipendenti.

Ed infine, ma non meno importante, è consentire ai dipendenti di crescere professionalmente, attraverso la formazione ed equi sistemi di valutazione delle performance. Perchè si sa, come ci insegna il coaching, che definire un obiettivo ci spinge all’azione ed è di stimolo al miglioramento.

Infondo lo sappiamo: la felicità sta nelle piccole cose: in una bella chiacchierata con una persona amica, in un buon libro, in una partita a calcetto, una corsa rigenerante, un coach che ci aiuti a migliorare le nostre performance.

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