Il senso di appartenenza all’ azienda

Partiamo da un presupposto: l’ appartenenza è un bisogno e rappresenta l’aspirazione di ognuno di noi a essere parte un di un gruppo.

Già da neonati, infatti, abbiamo innato questo bisogno che si manifesta nel bisogno materno e, in senso lato, familiare.

Da bambini e adolescenti ricerchiamo un “ruolo” ed un riconoscimento all’interno del gruppo di amici e coetanei.

In età adulta ricerchiamo il soddisfacimento di questo bisogno all’interno del contesto organizzativo in cui siamo inseriti.

L’appartenenza non è tanto un fatto amministrativo (“sono dipendente dell’azienda …..”) ma un fattore emotivo e psicologico.

Più vivo è il senso di appartenenza a un’azienda, più la sentiamo nostra, più ci diamo da fare per la sua prosperità, più il nostro agire si allinea alle sue esigenze.
Ecco perché per ogni azienda e organizzazione così come per qualsiasi altra entità è importantissimo creare ed alimentare tutto ciò.
Quando c’è senso di appartenenza, c’è impegno, identificazione, ricerca di fare meglio, soddisfazione, comunicazione aperta, presa in carica, coinvolgimento emotivo.

I numeri

Una ricerca di Franklin Covey negli Stati Uniti e Canada su 23.000 persone evidenzia che solo 1 su 5 è entusiasta del suo team di lavoro e della sua azienda; una ricerca Gallup in Germania risulta che quasi 9 su 10 dipendenti non sentono un particolare impegno verso il loro lavoro e 3 su 4 fanno solo “quello che è loro richiesto di fare”; infine, una  ricerca Towers Perrin in Italia evidenzia che solo l’11% dei lavoratori si sente motivato e il 40% parzialmente stimolato, contro un 49% moderatamente o completamente demotivato.

Come evidenziano le statistiche un problema esiste e, per la mia esperienza di job coach, sto riscontrando un elevato numero di persone che decidono di cambiare azienda perchè viene meno ( per motivi vari) il senso di appartenenza. 

Per A. ( una mia coachee) appartenere alla sua azienda significa ” condividere la stessa vision, amare ciò che fa e riconoscersi nei suoi valori”.

Come si può migliorare il senso di appartenenza in azienda

  • migliorare la comunicazione interna e informare tutti sulle decisioni che contano. Soltanto se avranno chiara in testa qual è la visione della dirigenza e come spera di centrare gli obiettivi che si è prefissata, i dipendenti potranno sviluppare un maggior senso di appartenenza all’ azienda. 

  • valorizzare le risorse a propria disposizione, tenendo conto delle loro potenzialità e delle loro aspirazioni. Chiedere l’opinione dei dipendenti, coinvolgerli (quando possibile) nei processi decisionali e affidarsi ai loro suggerimenti.

  • promuovere uno stile di leadership che crea una connessione fra la Mission aziendale e i bisogni e valori del singolo lavoratore. Questo stile valorizza lo staff e rinforza le prestazioni eccellenti, in termine di quantità e qualità dei comportamenti.

  • promuovere iniziative di welfare 

Alcuni esempi

In Facebook tutti sanno che non esistono problemi che riguardano soltanto gli altri (“Nothing at Facebook is Somebody Else’s Problem”);

in Hubspot dove viene professata l’importanza dell’umiltà. “Ogni singola persona ha il dovere di risolvere un qualsiasi problema che riguarda l’azienda o i clienti – ha spiegato la responsabile del Personale, Katie Burke – Il che vuol dire che, a prescindere dal ruolo o dalla qualifica che ha, nessuno può permettersi di considerare certi compiti troppo semplici o svilenti”. 

Cosa può fare il coaching in azienda

Da un’importante ricerca effettuata già nel 2010, risultava che tra le 100 aziende più innovative degli USA menzionate dalla rivista Fortune, il 93% utilizzava regolarmente il coaching, così come l’83% delle aziende inglesi ed il 71% di quelle australiane.

Il coaching in azienda è dunque un cataliz­zatore della crescita e del cambiamento, che porta benessere ed auto-realizzazione, prima a livello individuale e successivamente a tutto il contesto lavorativo.

La presenza di un coach in azienda diventa così un investimento strategico importante.

Le aziende sono sempre più consapevoli che esiste un solo modo per trattenere i collaboratori migliori: aiutarli a sviluppare le loro capacità, permettendo loro di mettere al servizio di tutti le proprie potenzialità e i propri talenti in un percorso di auto-realizzazione professionale e personale.

In sintesi:

Per l’azienda

Migliore gestione dei cambiamenti interni ed esterni (tra i quali anche il cambio generazionale).

Facilitazione nel processo di talent retention & development.

Sviluppo della creatività e dell’azione responsabile.

Clima lavorativo positivo e costruttivo.

Motivazione dei singoli collaboratori e dei team di lavoro.

Per i dipendenti

Miglioramento della performance in vista del raggiungimento dei propri obiettivi.

Sviluppo della consapevolezza personale e del senso di auto-efficacia.

Rafforzamento della sicurezza personale e dell’autostima.

Presa di coscienza e sviluppo delle proprie potenzialità.

Consapevolezza dei punti di forza e delle aree di miglioramento del proprio carattere.

Facilitazione dell’assunzione di nuove responsabilità per una maggior propensione all’azione.

Sviluppo della capacità di problem solving e di decision making.

Miglioramento della capacità di gestire il tempo e lo stress.

Trasferimento on-the-job di eventuali concetti appresi nel­l’ambito di altri percorsi formativi (anche tecnici).

Miglioramento della qualità della vita personale e professionale.

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