Uno strumento del Coach: Il test Meyers-Briggs

Quando dobbiamo affrontare un cambiamento lavorativo o stiamo valutando nuove possibilità professionali dobbiamo essere ben focalizzati su cosa vogliamo affinchè le energie siano ben focalizzate verso l’obiettivo e non disperdano.

La prima cosa da definire e da chiarire con se stessi è il ruolo ed il contesto lavorativo più adatto e che ci permetta di esprimere al meglio le nostre potenzialità e  competenze: per scegliere, come sempre,  è fondamentale conoscere, in questo caso conoscersi.

Esistono alcuni strumenti che vengono utilizzati in sessione e che permettono di far emergere la personalità del coachee. Sono un ottimo punto di partenza per far prendere coscienza il partner circa il  suo punto di partenza e individuare il giusto percorso che condurrà al cambiamento designato. Come Coach utilizzo in sessione anche questa tipologia di strumenti perché aiutano a sciogliere l’iniziale timore che normalmente il cliente ha verso il coach e una tecnica che magari non conosce. Essendo poi i test in forma scritta, permettono, anche divertendosi, di visualizzare  “nero su bianco” il risultato e quindi, come amo definirli, sono “facilitatori del cambiamento”.  Il feedback che ne ho dai miei coachee è sempre molto positivo in quanto emergono spesso aspetti che erano sconosciuti o più o meno consapevolmente celati. Oggi vi voglio parlare del test di Meyers-Briggs.

Un po’ di storia

Questo Indicatore di Personalità ( tecnicamente definito Meyers-Briggs Type Indicator) è nato nei primi anni del Novecento grazie a Katharine Cook Briggs e da sua figlia Isabel Briggs Myers. Le due donne, appassionate studiose dei temi della pedagogia, psicologia e sociologia, approfondirono con passione gli studi del grande psicanalista svizzero Carl Gustav Jung. Amico-rivale di Freud, Jung è  famoso per avere sviluppato le figure degli “archetipi”, ovvero dei “personaggi”, delle figure ancestrali che racchiudono alcune caratteristiche proprie dell’essere umano.

Katharine e Isabel rimangono affascinate da questa teoria e incominciano a capire se possa essere migliorata in qualche modo.

Gli indicatori

Le due ricercatrici individuano 4 dicotomie essenziali che definiscono la personalità di ogni essere umano.

  • Estroversione (E)  vs Introversione (I)
  • Sensitività (S) vs Intuizione (N)
  • Ragionamento (T)  vs Sentimento (F)
  • Giudizio (J) vs Percezione (P)

Dalla combinazione dei vari fattori, risultano 16 diverse  personalità.

Le Personalità

Ogni personalità che risulterà dal test sarà contraddistinta da un acronimo che sta appunto ad indicare le quattro dicotomie ( es. ESTJ)

La prima coppia (E o I) parla di come ci rapportiamo col mondo: vedere gli altri ci ricarica o ci lascia stanchi? Abbiamo bisogno di solitudine ogni tanto per sentirci noi stessi o ci esprimiamo al massimo quando siamo in mezzo alla gente?

La seconda coppia (S o N) riguarda il modo in cui assumiamo informazioni dall’esterno: se usiamo la Sensitività esploriamo con tutti i 5 sensi, in maniera empirica. Chi si affida all’Intuizione invece preferisce ragionare per schemi astratti e generali, astraendo dall’esperienza materiale.

La terza coppia riguarda come prendiamo decisioni: il Ragionamento ci rende persone analitiche e vagamente distaccate, oggettive nei confronti delle scelte, mentre chi ha Sentimento preferisce seguire la propria etica e i propri ideali.

La quarta dicotomia ci parla di come ci mostriamo agli altri e per questo acquista significato quando viene comparata con le altre “lettere”.

Ad esempio, coloro che preferiscono il giudizio, tendono a mostrare agli altri (come propria caratteristica principale) la propria funzione di giudizio. Dunque le tipologie TJ (ragionamento e decisione) appaiono agli altri come logici, mentre le FJ (sentimento e decisione) appaiono empatici. Secondo le parole di Myers, alle persone di giudizio piace “tenere in ordine le situazioni”. Coloro che invece hanno la percezione come preferenza cognitiva, appaiono agli altri secondo la loro funzione percettiva: le tipologie SP sono considerate concrete e pratiche; le NP risultano più astratte. Secondo Myers, le persone percettive preferiscono “lasciare aperte le decisioni”.

Le persone utilizzano tutte e quattro le funzioni cognitive appena descritte. Tuttavia, una di queste è utilizzata in maniera più cosciente e consapevole. Questa funzione dominante è coadiuvata da una seconda funzione, ausiliaria, e dunque da una terza. La quarta, ed ultima, funzione è quella di cui l’individuo è meno cosciente, ed è sempre la funzione ‘opposta’ alla dominante. Myers la definiva funzione “ombra”.

Utilità per la persona e l’azienda

L’ MBTI si rivela un interessante strumento nel settore dell’ orientamento scolastico e in quello professionale: una conoscenza più approfondita della personalità può indirizzare da un lato il recuiter aziendale per un eventuale inserimento e sviluppo in azienda del candidato e permettere di individuare il profilo professionale più adatto ad un determinata posizione, nonché di valutare l’ inclinazione al lavoro in un’organizzazione. Il potenziale candidato può scegliere il ruolo, l’ambito professionale o la carriera che più corrisponde alle sue attitudini e bisogni. Il modo più appropriato di considerare il MBTI è come stimolo alla capacità di intuito di colui che lo utilizza.

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